Salgado e la nascita dell’Instituto Terra

Con l’intento di restituire alla foresta pluviale subtropicale lo splendore originario della sua straordinaria biodiversità, nel 1998 nasce ufficialmente l’Instituto Terra, l’organizzazione dedicata allo sviluppo sostenibile della Valle del fiume Doce. Un progetto ambizioso, no-profit, che interviene in una zona complessa, che per secoli ha subito deforestazione e sfruttamento incontrollato delle materie prime, in particolare del ferro. Una luogo in cui le popolazioni scontano sulla propria pelle le conseguenze di quelle scelte scellerate: siccità, desertificazione, devastazione del suolo e soprattutto miseria per una popolazione che basava il proprio sostentamento sul lavoro nei campi.

L’Instituto Terra ha dunque come obiettivi primari, il ripristino dell’ecosistema con programmi di sensibilizzazione, di educazione ambientale e di ricerca scientifica.Insomma, una coraggiosa scommessa che si è rivelata un successo e che fa riflettere a livello planetario. Un’opera di riforestazione senza precedenti, che ha dimostrato ampiamente che, con il ritorno della vegetazione, l’acqua può tornare a scorrere dalle sorgenti naturali e che le specie di animali a rischio estinzione possono essere salvateripristinando il loro habitat naturale.

Le parole di Salgado stesso, con la loro forza metaforica, valgono più di ogni complessa spiegazione scientifica:

Vi farò un piccolo esempio che capirete molto facilmente. Voi fortunati che avete ancora tanti capelli in testa, se vi fate una doccia, vi servono due o tre ore per fare asciugare i capelli se non usate un asciugacapelli. Per me, in un minuto sono già asciutti. Lo stesso con gli alberi. Gli alberi sono i capelli del nostro pianeta. Quando c’è pioggia in un luogo senza alberi, in pochi minuti, l’acqua arriva nei torrenti, portando terriccio, distruggendo le nostre sorgenti,distruggendo i fiumi, e non c’è umidità da trattenere. Quando ci sono alberi, il sistema di radici trattiene l’acqua. Tutti i rami degli alberi, le foglie che cadono, creano un’area umida, e l’acqua ci mette mesi e mesi sottoterra per arrivare ai fiumi, e mantenere le nostre sorgenti e i nostri fiumi. Questa è la cosa più importante, se pensiamo che ci serve l’acqua per ogni attività della nostra vita.

Ad oggi l’Instituto gestisce i 1.754 acri di Bulcão Farm, 1.502 dei quali sono stati dichiarati patrimonio privato Riserva Naturale (PNHR). Ispirato proprio dalla buona riuscita di questo progetto pilota, nel 2004, lo stato di Minas Gerais ha istituito la categoria della riserva privata per il Restauro Ambientale (PRER) con lo scopo di incoraggiare altri proprietari privati a seguirne il coraggioso esempio.

L’operazione promossa da Salgado ha coinvolto nel corso del tempo numerosi sostenitori e un’ingente raccolta di fondi, per riforestare nel tempo circa 17.000 acri di terreni. Un milione di piantine di Mata Atlantica, tipica vegetazione pluviale del Brasile, sono state curate nelle serre e, una volta cresciute, inserite nel loro ambiente. Ad oggi seguendo lo stesso approccio, anche nelle aree circostanti si sta lavorando attivamente a programmi di questo tipo.

Ricostruire le foreste vuol dire tornare a respirare grazie all’unica fabbrica capace di trasformare la CO2 in ossigeno: gli alberi. E grazie al fotografo brasiliano abbiamo sperimentato che la riforestazione è possibile tanto quanto la deforestazione: sono tanti ormai i sostenitori di questa battaglia e i fondi vengono raccolti ovunque. In molti paesi i contributi versati per questa causa sono diventati detraibili dando ulteriore impulso alla partecipazione finanziaria di nuovi sostenitori.

“Dalla mia terra alla terra”, è il libro in cui Salgado attraverso parole e immagini racconta il suo viaggio a partire dal suo Brasile, alla scoperta della nostra Terra comune, il nostro il Pianeta. Le riflessioni del fotografo, insieme alle sue immagini, rappresentano forse il manifesto stesso dell’Instituto Terra, le fotografie, il suo linguaggio espressivo più efficace, uniscono potenza e poesia di una semplicità sublime e una sobrietà crudele.